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Pensa ai tuoi piedi
Nos
si pes condoluit,
ferret non possumus.
CICERONE
Indice argomenti
trattati:
Piccoli consigli
pratici
Storia
del piede
Il
piede, una macchina perfetta
Azione
costrittiva di una calzatura affusolata
Cenni
di storia della calzatura
Bibliografia
Link d'interesse su:
medicina e salute
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Piccoli consigli
pratici:
1. Evita i pediluvi prolungati con acqua molto calda, perché provocano la macerazione dei tessuti negli spazi interdigitali.
2. Non asciugare mai i piedi con fonti di calore dirette (es.: phon, stufe, termosifoni…); asciugali invece tamponandoli con un panno-carta monouso.
3. Evita polveri deodoranti negli spazi interdigitali.
4. Evita di tagliare le cuticole intorno alle unghie, perché proteggono la matrice
ungueale.
5. Mantieni la lunghezza delle unghie pari alla lunghezza del dito evitando di tagliarne gli angoli.
6. Cerca di evitare smalti, perché, essendo vernici sintetiche, impediscono la normale traspirazione della matrice
ungueale, usa invece degli
oli naturali.
7. Massaggia quotidianamente i tuoi piedi senza esasperare nella torsione e nella pressione sulle zone più delicate del piede, le dita.
8. Per mantenere l'elasticità dei muscoli e dei tendini dei tuoi piedi puoi fare due semplici esercizi (da ripetere per circa 5 minuti al giorno): A) Cerca di afferrare una matita con le dita del piede ponendola orizzontalmente sotto alle stesse. B) Sollevati sulle punte dopo esserti posizionato di fronte ad una parete con le mani poggiate alla stessa e le braccia semidistese (esegui molto lentamente entrambi i movimenti di elevazione e caduta).
9. Acquista le tue calzature tenendo conto del tuo peso, della tua corporatura e del tipo di vita che conduci (sedentaria, sportiva,
ecc.). Soprattutto le calzature vanno acquistate con la testa, oltre che con gli occhi!
10. Consulta sempre e comunque uno specialista (podologo, dermatologo, angiologo, ortopedico,
ecc.) evitando di affidarti a rimedi empirici.
Per questi ed altri consigli puoi tranquillamente rivolgerti a me, provvederò quanto prima ad inviarti una risposta.
Storia
del piede:
Lo
studioso Wood Jones fu il primo a individuare, nel primo anfibio che uscì
dall'ambiente acquatico, l'inizio della storia del piede.
Secondo questa ipotesi, il piede umano si sarebbe evoluto regressivamente a
partire dalle ossa che formano le pinne dei pesci.
Le caratteristiche del piede preistorico (secondo le osservazioni dello studioso
D. Morton) erano: l'elevata grandezza, il primo dito rivolto verso l'interno e
nettamente separato dagli altri, l'asse delle dita parallelo a quello del piede
e il secondo metatarso più lungo del primo.
Questa forma in Patologia è conosciuta con il nome di Piede ancestrale.
Il piede primitivo era invece flessibile, prensile , piatto fino al momento in
cui nell'uomo, con il passaggio alla posizione eretta, comparve la volta
plantare.
Questo momento importante nella storia umana rappresenta il definitivo
cambiamento dei nostri problemi di statica.
Per garantire l'equilibribrio complessivo del corpo infatti il piede necessitava
di una costante azione muscolare, azione che modificò la conformazione del
calcagno inclinando la sua posizione posteriormente ed in basso e rendendolo
incavato.
Sfruttando le diverse parti della sua pianta
il piede si adattò progressivamente a superfici ineguali compiendo passi
sempre diversi e distribuendo armoniosamente lo sforzo, attraverso una
partecipazione completa di tutti i muscoli.
Dopo l'avvenuto adattamento del piede l'uomo ha , però, contribuito a
deformarlo con calzature inadatte antifisiologiche.
Il
piede, una macchina perfetta:
(dal
latino “pes, pedis"). Nell'uomo, porzione terminale dell'arto inferiore
che poggia al suolo e sopporta il peso del corpo.
Il piede dell'uomo si differenzia
da quello degli altri primati capaci di stazione eretta perché quasi sprovvisto
di capacità di prensione.
Ha forma allungata e curvilinea: il suo scheletro infatti non poggia a piatto
sul suolo ma descrive un arco (arco o volta plantare) concavo dall'avanti
all'indietro e trasversalmente, che nel punto di maggior convessità (a livello
del terzo posteriore) si articola con la gamba.
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Lo
scheletro del piede, al pari di quello della mano, è costituito da tre segmenti
distinti: tarso, metatarso e falangi. Il tarso, posteriore,
comprende sette ossa corte e tozze, l'astragalo, appoggiato sul calcagno (la cui
posizione posteriore sporgente all'indietro dell'asse della gamba costituisce il
tallone), che si articola in alto con la gamba e anteriormente con lo scafoide,
a sua volta articolato con i tre cuneiformi allineati mediolateralmente e
affiancati dal cuboide che si articola anche con il calcagno e lo scafoide. Il
metatarso consta di cinque ossa lunghe (di cui le prime tre situate
anteriormente ai tre cuneiformi e le ultime due davanti al cuboide) che
distalmente si articolano con le falangi delle dita. Le articolazioni del piede,
fatta eccezione per quella fra astragalo, calcagno e scafoide, sono
caratterizzate dalla prevalenza di strutture vincolanti che limitano i movimenti
onde conferire al piede la struttura più idonea allo scarico del peso corporeo
sull'arco plantare.
La
muscolatura del piede, molto meno specializzata di quella della mano data la
scarsa motilità delle dita e la mancanza di prensione, è sviluppata
soprattutto nella parte plantare. I muscoli dorsali infatti sono rappresentati
soltanto dai muscoli estensori delle dita mentre quelli plantari si suddividono
in tre gruppi: mediale, in rapporto con l'alluce (abduttore, adduttore e
flessore breve), laterale, in rapporto col quinto dito (abduttore, flessore
breve e opponente), centrale, formato dal flessore breve delle dita, quadrato
della pianta, lombricali e interossei.
La
muscolatura plantare è agevolata nella sua funzione di mantenere la concavità
della volta dalla fascia plantare; inoltre la cute, sottile sul dorso, sulla
superficie plantare è spessa e provvista di un cospicuo strato corneo e il
sottocutaneo è molto sviluppato in modo da costituire una sorta di cuscino
d'appoggio per le ossa.
Alcune
fra le più comuni patologie (conformazioni) del piede sono: piede cavo, piede
equino, piede piatto, piede diabetico, piede supinato, piede talo, piede valgo,
piede varo.
Deambulazione
fisiologica:
Ripartizione
teorica del peso del corpo secondo la posizione del piede:
Movimenti
del piede:
Azione
costrittiva di una calzatura affusolata :
Confronta
il tuo piede:
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Cenni
di storia della calzatura:
L'uso
e la foggia della calzatura sono sempre stati in rapporto con le condizioni
climatiche e con la natura del terreno.
I sovrani e gli dei d'Egitto sono sempre raffigurati a piedi nudi: i sandali,
fatti generalmente di foglie di palma o di papiro, venivano usati soltanto
all'interno delle abitazioni.
Gli Ittiti, per contro, appaiono sempre calzati di sandali che hanno la punta
rialzata, simili a quelli tuttora in uso in Asia Minore; il nome di çaruk, dato
in Turchia a questo tipo di calzature, ricorda la parola ittita e si richiama al
vocabolo ebraico usato nell'Antico Testamento per indicare i lacci delle
calzature.
Gli Ebrei usavano toglierle quando ponevano piede su suolo sacro.
Gli Assiri portavano stivali, come tutti i popoli di cavalieri.
I Persiani sono egualmente raffigurati con calzature di cuoio, che arrivavano
talvolta fino al ginocchio; le donne portavano scarpette di stoffa o di cuoio
leggero.
Le calzature dei Greci erano di tre tipi: il sandalo, costituito da una semplice
suola legata sul dorso del piede o alle gambe con corregge; il socco sorta di
scarpino di stoffa, senza suola, che avvolgeva soltanto il piede; il coturno
specie di stivaletto alto fino a mezza gamba. I sandali, rudimentali all'inizio,
subirono diverse variazioni: i pedila si distinguevano per le corregge di cuoio
che passavano fra l'alluce e le altre dita e si annodavano alla caviglia; la
crepida aveva un orlo perforato da occhielli in cui passavano i lacci che la
trattenevano al piede. Di foggia simile al coturno erano le ninfidi, calzature
bianche finemente ornate, per le giovani spose.
Gli Etruschi usavano sia i sandali sia alti stivali a punta rialzata (calcei
repandi).
I Romani ebbero calzature simili a quelle dei Greci; i tipi più importanti
erano tre: i sandali (soleae, sandalia), che si usavano in casa, i socci o
ciabattine, i calcei di vario tipo, che accompagnavano la toga (abito nazionale)
ed erano portati per uscire in pubblico. Altri tipi meno importanti e di uso più
limitato erano il pero, semplice pelle avvolta intorno al piede, la caliga
calzatura militare, e la sculponea, sorta di zoccolo in uso presso i ceti bassi
(schiavi o contadini).
I Galli portavano calzature, chiamate dai Romani gallicae, simili a calosce di
cuoio duro e senza tacco.
I Franchi usavano stivaletti i cui lacci di cuoio
servivano anche a stringere le brache sulla gamba. Nel medioevo erano in uso le
uose, specie di stivali di cuoio.
Nel XII sec. fiorì
in Francia la moda delle pigaces, calzature dalla punta lunghissima, forse
ideate dal conte d'Angiò per nascondere un difetto di conformazione del piede.
Le pigaces assunsero nel XIV sec.
il nome di calzature à la poulaine: la punta era talvolta così lunga che era
necessario sostenerla con una catena di metallo fermata al ginocchio; la moda si
diffuse al punto che in Francia e in Inghilterra si presero provvedimenti legali
per fissarne i limiti e l'autorità religiosa ne vietò l'uso.
Durante il Rinascimento apparvero in Italia, diffondendosi poi anche in altri
paesi, stivaletti leggeri, ornati di piccoli intagli, fiocchi, nastri. Alla fine
del XVI sec., comparvero il
tacco vero e proprio e la suola sagomata; al tacco poteva essere fissata con un
fermaglio una seconda suola, detta pattino.
Le guerre diffusero l'uso degli stivaloni maschili di cuoio, spesso a tacco
alto, punta allungata con un fiocco o una fibbia al collo del piede.
Per le donne, si affermò sempre più l'uso del tacco, che all'epoca di Luigi XV
fu molto alto e posto sotto l'inarcatura del piede.
Sotto Luigi XVI, la scarpa femminile era generalmente di stoffa chiara, con
tacco piuttosto alto e punta sottile, mentre per l'uomo era in cuoio nero con
tacco basso, mascherina larga e fibbia metallica.
La Rivoluzione francese lanciò la moda degli zoccoli e degli scarpini senza
tacco. Verso il 1831, dopo successive variazioni, apparvero in Francia gli
stivaletti allacciati con elastici o stringhe.
Per gli uomini, la moda inglese e americana di scarpe con tomaia piuttosto alta,
mascherina larga, tacco tozzo di media altezza, prevalse dopo la prima guerra
mondiale e durò diversi anni.
Ma la moda italiana di calzature più allungate ed eleganti è riuscita a
imporsi anche fuori d'ltalia. Per le donne, la moda lancia di anno in anno
modelli differenti che si adattano alla semplicità o alla ricchezza del
vestito; diffuse furono per vari anni le calzature col tacco a spillo.
Redatto
da Elena e Sara Guerrieri.
Bibliografia:
J. Lelièvre , J. F. Lelièvre - Manuale di patologia del piede - Ed. Masson Italia 1985
D. J. Morton – Evolution of the longitudinal arch of the human foot - Ed. J. Bone Joint
Surg. 1924
J. A. Kapandji - Physiologie articulaire du membre infèrieur - Ed. Maloine Paris 1970
Rizzoli , La Rousse - Enciclopedia
A.D.A.M. Interactive ANATOMY
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